Commercio a Bari: l’accordo per ora non si tocca

Fortunata Dell'Orzo

Michele Emiliano ripercorre due anni di faticose trattative e ricorda “quando sono arrivato si stava aperti 52 domeniche l’anno, adesso solo 30”

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Non esiste alcuna possibilità, per ora, di riaprire il tavolo delle trattative che ha sancito il numero di domeniche aperte per il commercio barese.
Non esiste perchè le parti che quel tavolo hanno composto e quell’accordo raggiunto, non hanno cambiato idea nel frattempo e i piccoli commercianti, che intanto si sono riuniti in ben 23 associazioni diverse, non sono in grado di costituire una rappresentanza sindacale autonoma, tale da poter chiedere alle altre, all’unanimità, di riaprire i giochi chiusi dopo sei mesi di estenuanti trattative.

Questo, in sostanza, il risultato della riunione a Palazzo di città, alla presenta del Sindaco Emiliano e dell’Assessore al Commercio Ventrella, cui erano state invitate, per fare il punto della situazione, tutte le parti che avevano firmato l’accordo più le associazioni spontanee dei piccoli commercianti, intervenute meno numerose che in passato, a dir la verità, ma pur sempre in buon numero.
Emiliano ha ribadito che all’inizio del suo mandato si era trovato con una città che apriva 52 domeniche l’anno, in base ad una legge regionale sbagliata (ha detto) e ad una interpretazione molto aperta dell’idea di “Bari città turtistica”.
In due anni, con due successive riduzioni operate dalla sua amministrazione in accordo con tutte le parti in causa, le aperture si sono ridotte a 30, e con l’intenzione di contrarre gradualmente e ulteriormente le aperture domenicali straordinarie, senza innescare pericolose minacce di licenziamento da parte della grande distribuzione.

Emiliano ha di nuovo fatto appello ai piccoli commercianti perchè si diano una forma sindacale di rappresentanza, mettendo a loro disposizione tutta la competenza e la disponibilità dell’amministrazione comunale per un supporto sia logistico sia giuridico. E solo in quel momento, sentita e accertata la disponibilità di tutte le altre componenti di riaprire le trattavive, potrà essere messo in discussione quanto concordato nello scorso febbraio.
Emiliano ha concluso chiedendo ai piccoli commercianti se sono sicuri che la crisi del piccolo commercio barese dipenda esclusivamente dalla presenza dei grossi ipermercati o se non esistono altre cause strutturali più profonde e mai risolte.
Domanda che è riecheggiata più volte in serata ed alla quale non è difficile rispondere pensando a come mai nella nostra città sia stata praticata dal picccolo commercio una mentalità consortile e di mutuo sotegno e di come sia prevalso l’egoismo e l’autoreferenzialità.

Ventrella, poi, ha ricordato come esistanto 5 milioni di Euro a disposizione del piccolo commercio per progetti di riqualificazione i cui bandi però sono andati pressochè deserti ed ha invitato gli operatori a presentare idee e proposte da finanziare. Una possibilità che ci si possa consorziare e presentare progetti che riguardino, ad esempio, una strada o un quartiere è stata proposta da Giuseppe Margiotta che, attualmente è il portavoce delle oltre 23 libere associazioni che si sono costituite fra Bari e il resto della provincia.

Sciolta la riunione, i piccoli commercianti si sono dati appuntamento per lunedì in un negozio del centro per gettare quelle basi associative che consentiranno loro di sedere, con pari dignità, al tavolo delle trattavive, ove eventualmente si possa procedere ad una ridiscussione dell’accordo faticosamente raggiunto.

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