Bari Calcio: l’assemblea dei tifosi

L’amore per la squadra e la contestazione ai Matarrese. Ma i cori non bastano
E’ la prima volta. Per moltissimi di loro è la prima volta in assoluto, di uscire di casa e ritrovarsi insieme ad altri per un problema comune.
E comunque è la prima volta per i tifosi del Bari. Matarrese ormai non li controlla più. Ormai non li ricatta più. Sono finiti i tempi in cui, magari sotto elezioni, bastava fare qualche promessa qui e lì, regalare qualche biglietto, mettere a disposizione un pullmann e si aveva la tifoseria pronta a gridare e inneggiare (e a votare). Da un pezzo l’idillio è finito, la tifoseria è maturata, la gente non è più disposta a farsi abbindolare con piccoli effimeri vantaggi momentanei in cambio del silenzio.
Sorprende piacevolmente la consapevolezza di questi 4 o 500 tifosi, di tutte le età, con i capi storici della curva, qualche vecchia gloria, molte ragazze (finalmente) e anche i bimbi piccoli: i tifosi di ultimissima generazione.
E’ la prima volta che il popolo del Bari discute del Bari: la squadra va male, lo stadio è un deserto, la dinasty degli andriesi ormai non incanta più, ma non è nemmeno giusto aspettarsi il milanese di turno che faccia il miracolo.Gli interventi si susseguono inframmezzati dai cori e dalle canzoni che sotto la tensostruttura del Country Club si amplificano come se a cantarli ci fossero tremila persone.
Si parla a un certo punto di coinvolgere la città, di far tornare i baresi allo stadio, di far sentire il fiato sul collo non solo ai Matarrese ma anche alle istituzioni che sembrano equidistanti (se non indifferenti) dai destini del Bari e dei suoi proprietari.
Sullo sfondo però aleggia potente lo scontento, la rabbia nei confronti dei Matarrese: loro sono abituati a fare solo affari: persino Antonio, che sembrava il meno venale, si è permesso di ventilare l’altra sera durante la presentazione del documentario su Cassano una sorta di strano baratto, e su Punta Perotti che sta per andar giù finalmente.
La questione più spinosa è proprio quella della società e dei suoi proprietari: l’aria che tira è quella di un generale “toglietevi dai piedi”, anche se tutti si rendono conto che non sarà facile per nessuno acquisire una squadra da rifondare da zero, in una città così poco innamorata del calcio locale da preferire altre squadre, più titolate e famose.
L’assemblea si scioglie con l’invito a parlare del Bari ovunque, a sensibilizzare la città su questo problema, a convocare a breve un secondo raduno, al quale magari invitare il Palazzo.
Fra i tifosi abbiamo notato Elio Sannicandro, assessore allo Sport del Comine di Bari, che è uno sportivo prima di essere qualsiasi altra cosa. E sappiamo quanto il comune di Bari ci tenga a risolvere una volta per tutte la questione dello stadio san Nicola, una struttura immensa mortificata dalla gestione Matarrese del Bari, una gestione che ha badato esclusivamente a fare cassa dalla squadra piuttosto che a potenziarla per tenerla in serie A, come sarebbe logico.
Vedremo se alla prossima partita in casa, il popolo del Bari tornerà a far rivivere quelle bellissime gradinate dello stadio più figo d’Italia, vuote e senza senso come spesso accade a questa città, una città che forse (il due aprile è vicino) ha deciso di voltare per sempre pagina e dire definitivamente no a chi ne ha fatto bottino personale, a chi l’ha usata solo per i suoi affari ed appalti, a chi l’ha imbruttita con gli ecomostri e l’ha impoverita del suo bene più radicato e popolare: il calcio.
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