Bari: Nessuna Misericordia per i Cpt

Danilo Calabrese

Si profila una lunga querelle tra Stato e città di Bari, ma nessuno ci darà dell’imbecille come ai tempi di Cossiga

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Tensione e rabbia, come previsto dal governo. La decisione, appresa negli ultimi giorni, di voler aprire i cancelli del Cpt di Bari-San Paolo è stata portata a termine nella notte (forse addirittura nella serata precedente). Quattro gli immigrati rinchiusi al suo interno: due bulgari, un rumeno e un tunisino.

La presa di posizione del ministro Pisanu ha scatenato inevitabilmente la protesta degli attivisti del Presidio no Cpt di Bari. Rete no Cpt, Rifondazione comunista, Arci, Cgil e altre sigle dalle prime ore del mattino sono tornati a manifestare sotto gli alti muri della struttura costruita a ridosso della Cittadella della Guardia di Finanza sulla strada San Paolo-aeroporto. Sono arrivati lì in sessanta circa tenendo in mano un lungo striscione con la scritta “Nessuna Misericordia per i Cpt”.

L’invito rivolto alle Misericordie a non gestire il Centro di permanenza temporanea è stato urlato e invocato da tutti all’incirca sino alle 14.30. Hanno formato blocchi, impedendo a chiunque (operatori e dipendenti dell’azienda che fornisce i servizi di mensa) di entrare. I pochi avventurosi hanno dovuto lasciare il mezzo e proseguire a piedi dopo l’intervento dei poliziotti e agenti della Digos. Hanno anche ostruito a singhiozzo per più di un’ora il passaggio attraverso la via principale che collega la città all’aeroporto.

Tutto assolutamente in maniera pacifica. S’è verificato solo un leggero attrito, nel momento in cui alcuni lavoratori delle Misericordie hanno tentato di uscire dal Cpt, come pregiudicati, con i volti coperti dalle loro mani per la vergogna, dopo aver sostenuto un turno estenuante, iniziato la sera prima. Allora, i manifestanti hanno formato una catena stando ben stretti tra loro, seduti sull’asfalto. Costretti con la forza ad alzarsi, diverse volte hanno resistito e riformato l’intreccio umano. Hanno protestato per tutta la mattinata, non sapendo che il centro conteneva già al suo interno quattro persone.

Contrariato da questo provvedimento anche Michele Emiliano. “Non ha ascoltato – esordisce il sindaco di Bari – il nostro appello il Ministro Pisanu. Un appello sollevato con forza dalla comunità barese e dagli enti locali affinché desse vita a una “moratoria”, in vista dell’imminente scadenza elettorale”. Ma è evidente che il ministro non trarrebbe nessun vantaggio da un rinvio. “Una proroga ancor più necessaria – denuncia il sindaco – in mancanza del sopralluogo della Asl, da noi richiesto il 6 marzo scorso, per accertare le condizioni dei locali del Cpt e la loro rispondenza alle norme igienico sanitarie”. 

Un comportamento che porta ad uno scontro frontale con gli enti locali del tutto ostili alla presenza di una simile struttura sul loro territorio. “Un atteggiamento che fa ancora più male alla luce dei drammatici fatti di cronaca degli ultimi giorni”. Il pensiero corre alla morte drammatica di Sabedim Bayrami, Sevim Ayeti e Feim Bakitu, deceduti durante il viaggio Durazzo-Bari. “A loro intendiamo dedicare nei prossimi giorni una cerimonia commemorativa, e proclamare una giornata di lutto cittadino affinché ci sia una corale riflessione sui temi dell’immigrazione e di queste ingiustizie perpetrate”.

Insomma, due modi di affrontare la questione immigrazione diametralmente opposti. “La Città di Bari, che ha già istituito la Consulta per gli immigrati e coinvolgendo movimenti, associazioni e società civile, come organo rappresentativo delle diverse comunità nazionali ed il Centro interculturale come luogo di pacifico incontro fra culture, farà il possibile per promuovere la definizione di politiche alternative, attraverso un confronto serrato con le altre istituzioni territoriali”.

Dunque, la battaglia istituzionale e civile non si fermerà, ma l’impressione è che sarà lunga e molto faticosa.

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