Se Gheddafi ci chiede i danni

Fortunata Dell'Orzo

Qualcuno abbia il coraggio di dirgli la verità

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L’Italietta post umbertina e fascista ebbe, come si sa, la sua avventura coloniale. A parte la Libia, lo “scatolone di sabbia” in cui erano nascosti preziosi giacimenti petroliferi e minerali, i nostri nonni si fregiarono d’essere i “civilizzatori” anche di Somalia, Eritrea ed Etiopia. Checchè ne dica il colonnello Gheddafi, anche la Libia, come gli altri tre paesi, si trova oggi aglli ultimi posti in quella classifica dei dannati che riunisce i popoli più poveri del mondo. A dispetto delle risorse naturali di cui comunque sono ricchi.

Non esistono colonialismi buoni: anche gli italiani si sono macchiati di atroci delitti in questi paesi e non hanno affatto portato benessere o “civiltà”: prima di tutto perchè erano poveri anche loro e poi perchè l’approccio colonialista non ha mai prodotto vera civiltà, che nasce dallo scambio e dal dialogo e non dall’imposizione, dal ladrocinio e dal genocidio.

Per cui cominciamo noi italiani a metterci il cuore in pace e a non assolverci da soli come “colonialisti buoni” o “all’acqua di rose” come troppo spesso sento ancora dire da qualcuno. Valga per tutti coloro che non si rassegnano, la lettura degli splendidi volumi scritti da Angelo del Boca sulle varie avventure coloniali italiane e speriamo d’aver chiuso per sempre l’argomento.

Ma torniamo ai “danni” che Gheddafi pretende da noi italiani. L’idea in sè non è malvagia. Anzi, sembra ammantata da un’aura da contrappasso dantesco, se non assomigliasse ad una volgare contrattazione da banco macelleria. Quello che fa perdere credibilità alla richiesta è lo stesso Gheddafi, un dittatore ormai detestato dal suo popolo ridotto alla fame, un tiranno, il primo dei fondamentalisti che però di volta in volta ha mitigato il sacro fuoco del fanatismo religioso a seconda della convenienza personale e dei suoi conti in banca, sparsi nei vari paradisi fiscali.

Sarebbe come se Totò Riina chiedesse i danni ai carabinieri perchè, durante una perquisizione, gli hanno rotto il vaso ming e scheggiato la zuppiera rococò. Nessuno sarebbe disposto a prendere sul serio una richiesta simile, pur senza negare in principio il diritto di Riina di adire le vie legali.

Insomma: Gheddafi non ha titolo per chiedere all’Italia “un gesto simbolico ma concreto”, in particolare un’autostrada su cui eventualmente fare la cresta e impinguare ulteriormente le sue già floride sostanze di dittatore corrotto e corruttore.

E sono pochissimi coloro al mondo che oggi avrebbero le mani pulite e la coscienza netta per chiedere all’Occidente i danni per le stragi e le depredazioni avvenute in tempo coloniale. Certo non i capi di stato e di governo non democraticamente eletti o eletti con sistemi farseschi della rappresentanza popolare, certo non i dittatori dichiarati, certo non le decine e decine di pubblici funzionari, ambasciatori, addetti commerciali o “culturali” di tre continenti (Africa, Asia, America Latina) ammanigliati con i gruppi economici occidentali che li stipendiano e li mantengono per avere mano libera a casa loro.

Questo esercito maleodorante di corrotti e corruttori, che controlla la gran parte delle ex colonie francesi, belghe, portoghesi, spagnole, tedesche, inglesi, italiane e così via, sono il frutto di cinque secoli di colonialismo (chè tanto è durato) e di cinquant’anni di postcolonialismo, forse più deleterio del primo. Se tutti dovessero chiedere i danni, come fa Gheddafi, non lo farebbero certo per amor di patria o per sollecitudine verso i loro popoli affamati e immiseriti.  Ben altri sono i loro interessi, figli perfetti di quei regimi oppressivi da cui hanno traghettato il loro paese verso la nuova forma di dominazione post coloniale, mascherata da indipendenza.

Per cui, qualcuno dovrebbe avere il coraggio di dire la verità a Gheddafi e dirgli, come Calamandrei rispose a Kesserling, che lo avrà il risarcimento da noi italiani, ma di che genere sarà deciderlo tocca a noi e al suo popolo oppresso. E che comunque, finchè ci sarà lui a comandare e a perseguitare gli oppositori, e con lui tutti i suoi degni compari sparsi per i tre continenti, l’unico risarcimento possibile e doveroso da parte nostra sarà quello di tentare nuovi modelli di sviluppo economico che rendano finalmente giustizia a chi non ne ha mai avuta e che oggi è giudicato povero e straccione “per natura”, come se fosse così decretato per immutabile e crudele fato.

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