Caro Assessore Ventrella le dico che….

La Redazione

Vincenzo Montrone interviene su quanto Sergio Ventrella ci ha dichiarato recentemente

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Avrebbe pure ragione l’Assessore Ventrella nel voler vederci chiaro sui numeri e sulla consistenza del problema e della condizione economica del commercio barese.

Ma al contempo insorgono nuovi dubbi sulla utilità della proposta avanzata.
Prendere dei numeri tal quali, senza una opportuna indagine e conoscenza di quale sia la effettiva condizione economica delle piccole aziende commerciali baresi, non sembra la scelta migliore.

Evidentemente vuol prendere in considerazione il movimento che è sorto nella categoria dei commercianti, e valutarne le analisi e la attendibilità delle proposte che avanzano.

Certo quattromila firme in petizione sono un bel numero! E’ come accreditare il movimento fra le Organizzazioni rappresentative che è il problema.
Chi sono queste persone? Cosa offrono in termini di stabilità propositiva sul tavolo delle trattative? Saranno no-global nel loro piccolo?

A questi dubbi legittimi ed essenziali è la stessa Amministrazione comunale che deve trovare risposte, sul piano di una concezione del movimento civile e di opinione diffuso moltissimo nel nostro Paese, e che è arrivato a toccare anche questa categoria, sensibilizzarla al punto di uscire dal chiuso della gestione del profitto, e confrontarsi con i problemi della vivibilità e della tutela del territorio. “Fare di necessità virtù”.
Il “Documento programmatico aperto”, come lo ha formulato il Coordinamento regionale delle libere associazioni dei commercianti, parla chiaro in proposito. Si pongono analisi ma anche proposte di cooperazione fra la categoria, i cittadini e la stessa amministrazione civica.

Si evincono fatti inconfutabili che solamente l’Agenzia delle entrate potrà dimostrare, cioè il calo di incassi e dei redditi coi quali vivono queste famiglie.
Riguardo ai numeri sarà vero, assistiamo alla crescita di una certa quantità di piccole attività. Ma va anche rilevato che da un pò di anni sono queste il solo rifugio dalla disoccupazione, dalla cassa integrazione o dalla mobilità. Il cosiddetto “Popolo della partita IVA”. Quella gente che, in mancanza d’altro, apre bottega o produce servizi alle piccole imprese con piccoli investimenti.

Fra loro c’è anche chi – in regime di integrazione salariale – intesta il negozio alla moglie proprio per non restare inattivo. Ma rivendica dignità come qualsiasi altro soggetto e come tale vuole essere trattato.
E’ bene commissionare una analisi “super partes”, come afferma  Ventrella, ma andando a chiedere alla Agenzia delle entrate, all’INPS e all’Enasarco (l’Ente di tutela degli agenti di commercio. Osserverà una condizione verosimilmente vicina a quella evidenziata dai dettaglianti. D’altronde sono loro in prima linea a relazionarsi con il pubblico e con la moltitudine di servizi che li assistono.

Risulta che all’INPS sono in tanti a non poter pagare perchè non possono, i contributi previdenziali.
Anche la SESIT Puglia SpA, la società appaltatrice per il recupero dei crediti verso gli enti pubblici, avrebbe emesso negli ultimi anni un numero elevatissimo di cartelle esattoriali riferite al mancato pagamento dei versamenti contributivi. Ed anche i fermi amministrativi degli autoveicoli ed i pignoramenti di beni immobili – tanti e motivo di altre proteste sinora contenute – sono un indicatore economico da considerare, se pur non accademico.

Fra queste ricerche l’ Amministrazione potrà ritrovare davvero lo stato delle cose.
Se lascia ai numeri il ruolo di interpretazione macroeconomica e indaga fra i problemi che quotidianamente lamentano i commercianti si avvicinerà maggiormente all’anima dei baresi.
Noi siamo qui e non vorremmo che fintanto che arrivino i numeri, qualcosa in segno negativo fosse ulteriormente cambiato.

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