A Bari un pullman diventa gabinetto
Un barbone che non sa dove andare blocca, suo malgrado, la corsa delle 15.10
Bari città dai mille volti, dove per caso, nel tran tran della vita quotidiana, ti ritrovi a fare i conti con la povertà e con l’abbandono.
Sono le 15.05 del giorno di San Valentino e devo raggiungere Carbonara, periferia ovest di Bari.
Spero in una corsa veloce, perché alle 15.10 c’è il numero 4 che parte preciso.
Invece niente, una ragazza mi si avvicina visibilmente esterrefatta e mi dice: “Non si parte, un barbone ha fatto il suo bisogno sul pullman e c’è una puzza orribile.”
L’autista rimane di stucco, in vent’anni di servizio ne ha viste tante ma questa no di certo, si tappa il naso, sale sul mezzo e lo porta al deposito del San Paolo per farlo lavare.
L’uomo che è sceso dal pullman è un’icona della povertà: può avere una cinquantina d’anni, portati malissimo, barba incolta, capelli arruffati, una giacca trapuntata bisunta e scarpe enormi ai piedi; si siede alla panchina della pensilina e tutti si allontanano per non sentire la puzza e perché colpevole della mancata partenza.
Corsa saltata, e stavolta la colpa non è del traffico o l’avaria del mezzo, bensì di un uomo che solo nel pullman riesce a trovare un po’ di caldo in queste fredde giornate invernali
Al capo servizio del gabbiotto del Petruzzelli chiedo cosa mi conviene fare: “signorina mi dispiace, si riparte alle 15.25, un po’ di comprensione, è un pover’uomo, non so cosa dirle”.
Arriva al capolinea il nuovo quattro e il barbone si fionda dentro a sedersi: vado via a piedi e mi chiedo cosa sarà della prossima corsa e se nella nostra città moderna e mediterranea è possibile che accadano queste cose.
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