A Bari un pullman diventa gabinetto

Antonella Ardito

Un barbone che non sa dove andare blocca, suo malgrado, la corsa delle 15.10

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Bari città dai mille volti, dove per caso, nel tran tran della vita quotidiana, ti ritrovi a fare i conti con la povertà e con l’abbandono.

Sono le 15.05 del giorno di San Valentino e devo raggiungere Carbonara, periferia ovest di Bari.
Spero in una corsa  veloce, perché alle 15.10 c’è il numero 4 che parte preciso.

Invece niente, una ragazza mi si avvicina visibilmente esterrefatta e mi dice: “Non si parte, un barbone ha fatto il suo bisogno sul pullman e c’è una puzza orribile.”

L’autista rimane di stucco, in vent’anni di servizio ne ha viste tante ma questa no di certo, si tappa il naso, sale sul mezzo e lo porta al deposito del San Paolo per farlo lavare.

L’uomo che è sceso dal pullman è un’icona della povertà: può avere una cinquantina d’anni, portati malissimo, barba incolta, capelli arruffati, una giacca trapuntata bisunta e scarpe enormi ai piedi; si siede alla panchina della pensilina e tutti si allontanano per non sentire la puzza e perché colpevole della mancata partenza.

Corsa saltata, e stavolta la colpa non è del traffico o l’avaria del mezzo, bensì di un uomo che solo nel pullman riesce a trovare un po’ di caldo in queste fredde giornate invernali

Al capo servizio del gabbiotto del Petruzzelli chiedo cosa mi conviene fare: “signorina mi dispiace, si riparte alle 15.25, un po’ di comprensione, è un pover’uomo, non so cosa dirle”.

Arriva al capolinea il nuovo quattro e il barbone si fionda dentro a sedersi: vado via a piedi e mi chiedo cosa sarà della prossima corsa e se nella nostra città moderna e mediterranea è possibile che accadano queste cose.

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