Calcio Bari: profumi e balocchi

Danilo Calabrese

Se si resta in B è più facile vendere la squadra, a quanto pare, e i Matarrese mettono mano al portafoglio sperando di realizzare e non a prezzi di saldo

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E il Bari si fa bello. Il mercato riparatore di gennaio quest’anno non lascia spazio ad alcun tipo di critica. A rinforzare le fila biancorosse sono arrivati tre giocatori, uno per reparto. I nuovi beniamini dei baresi sportivi sono il difensore Pianu, prelevato dalla Triestina, il centrocampista Fusani, proveniente dal Modena, e l’attaccante Massimo Ganci direttamente dal Piacenza. I primi due sono stati acquistati, mentre l’ultimo rimarrà in prestito a Bari fino a giugno 2006.

Tre colpi importanti, di un certo spessore, che sulla carta assicurano solidità in tutte le zone del campo. Tre colpi inaspettati, ma di sicuro molto graditi da parte di tutti. Innanzitutto dal tecnico Carboni, che si è mostrato soddisfatto per la possibilità di scelte tattiche più ampie rispetto a qualche giornata fa. E poi dalla tifoseria, che, martoriata per anni dalla sonnolenza societaria sul mercato e della squadra sul campo, torna finalmente a sognare posizioni di classifica più degne e dignitose per la propria città.

Da molte stagioni non accadeva che la famiglia Matarrese spendesse qualche soldino in più per l’A.S. Bari. Eppure i galletti hanno donato molte gioie ai patron, sia sportive sia economiche. E’ anche vero (sarebbe ingrato non riconoscerlo) che la società in passato (parliamo di molto tempo fa) ha consentito al capoluogo pugliese di stare sotto i riflettori del grande calcio e, in qualche occasione, di togliersi delle belle soddisfazioni.
Ma il dato che adesso balza all’attenzione è quello che vede la società biancorossa presente e attiva come da diverse annate non lo era più. Perché? Come mai ora gli acquisti giusti al posto giusto, proprio in un momento nel quale si parla insistentemente della cessione del pacchetto di maggioranza a favore di Cazzaniga?

Molti benpensanti hanno interpretato il tutto con la volontà di riavvicinare il pubblico alla squadra e, di conseguenza, alla società dei Matarrese. Alcuni altri, un po’ ingenuamente a nostro parere, hanno creduto che, così facendo, si sarebbe potuto scacciare il fantasma sempre più reale dell’imprenditore milanese.
In realtà, il mercato di gennaio era l’ultima spiaggia. L’ultima chance per gli imprenditori baresi di mettere su una squadra decente, che approdi senza troppi problemi alla salvezza. Perché senza la permanenza in serie B, l’A. S. Bari non avrebbe avuto più alcun acquirente e questo è un fatto risaputo.

La conditio sine qua non per la conclusione dell’affare a giugno è inequivocabile: la salvezza. E salvezza sia, avranno probabilmente affermato coloro che oggi sono davvero intenzionati a vendere. Dimostrazione di questo fatto è data proprio dal ridimensionamento delle pretese assurde degli ultimi anni (due anni fa i patron baresi chiesero circa 60 milioni di euro per la cessione della società), che oggi sembrano essere scese sino al tetto massimo di 12 milioni di euro.
Perciò gioite sportivi di Bari, poiché questo è un buon segno. 

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