Bari e la Memoria: meditate che questo è stato

Danilo Calabrese

I baresi rispondono con la dolorosa curiosità di chi spera che non accada mai più

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Oggi 27 gennaio è il giorno della memoria. Ciò che si vuole ricordare è la tragedia vissuta in Europa per la Shoah, “la distruzione” che ha portato alla morte a causa dell’odio nazista più di 10 milioni di persone accertate, di cui almeno 6 milioni di ebrei. Troppi sono stati i tentativi negli anni passati per cercare di nascondere la verità sulle sofferenze dei deportati e in particolar modo sul numero effettivo degli esseri umani coinvolti. A distanza di 61 anni dall’apertura dei cancelli dei campi di concentramento e dalle prime immagini delle atrocità consumate in quei luoghi, il 27 gennaio è stato dedicato alla memoria di quello sterminio. La scelta della data non è casuale. Coincide con il giorno in cui furono liberati migliaia di sopravvissuti del campo di sterminio di Auschwitz.

Forse è passato troppo tempo per il riconoscimento pieno del dramma umano e delle conseguenze che un evento di tale portata ha causato, ma la sensazione che si avverte è che non sia mai abbastanza. Soprattutto in questi giorni, in cui le dichiarazioni del presidente dell’Iran, Ahmadinejad, non lasciano spazio ad equivoci: “L’Olocausto è una leggenda” ha affermato qualche giorno fa. “Essi (gli occidentali), hanno inventato la leggenda che gli ebrei furono massacrati e l’hanno posta al di sopra di Dio, delle religioni e dei profeti”. Parole dure, che negano probabilmente la più terribile opera messa in atto contro l’essere umano.
La stessa vittoria delle elezioni in Palestina di Hamas, gruppo terroristico che non ha alcuna intenzione di dialogare con Israele, fa pensare a quanto ancora ci sia da fare.

Anche Bari partecipa all’evento. Si ha l’impressione di una partecipazione più attiva che in passato. Ma questo lo si deve anche grazie alle iniziative promosse in favore dell’avvenimento. Proprio in questa settimana (sosterà nella Stazione centrale fino al 30 gennaio) è arrivato il Treno della memoria, una mostra itinerante gratuita sull’Olocausto, che consigliamo di visitare per la ricchezza di testimonianze e di emozioni che regala ai visitatori. Non solo. Nella sala Murat questa mattina c’è un incontro su “Apprendere dalla Shoah: memoria, identità e conoscenza” con una lezione di Luciano Canfora. Mentre, la parrocchia di San Sabino ospiterà uno spettacolo de La differance sulla forza della memoria, ispirato all’istruttoria di Peter Weiss e al Diario di Anna Frank.

“L’esperienza di cui siamo portatori noi superstiti dei Lager nazisti è estranea alle nuove generazioni dell’Occidente, e sempre più estranea si va facendo mano a mano che passano gli anni. (…) Per noi parlare con i giovani è sempre più difficile. Lo percepiamo come un dovere, ed insieme come un rischio: il rischio di apparire anacronistici, di non essere ascoltati. (…) È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire”.

Parola di Primo Levi:

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che tovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.


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