Un Cechov … meridionalista

Anna De Marzo
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Sono terminate ieri al Teatro Abeliano, le repliche dei due atti unici di Anton Cechov: “L’Orso” e “Una domanda di matrimonio”, una produzione Mercadante Teatro stabile di Napoli Falbalas, con Roberto De Francesco, Beppe Battiston e Teresa Saponangelo, regia di Francesco Saponaro.
 
Definire Cechov un classico e catalogarlo in un passato che non ci appartiene è riduttivo, perchè grazie anche alla sapiente regia di Saponaro, che ha voluto trasportare l’azione in un ambiente dagli accenti ed inflessioni meridionali, è divenuto del tutto moderno.
 
Le due opere hanno come denominatore comune l’amore e il denaro.
 
In "L’Orso" primeggia la vedova Papova (Saponangelo) stretta e addolorata nel suo lutto, che si lascia seppellire nelle quattro mura di casa quasi fosse il marito rinchiuso nella tomba. L’arrivo di Smirnov (De Francesco), smuove gli stati d’animo della vedovella, ma anche i suoi modi, sbrigativi e misogini, tanto che per soldi lancia la sfida a duello e “la vuole impallinare come un fringuello”.
 
La decisione della vedova di accettare la sfida,un atto di emancipazione femminile del tutto nuovo ed inaspettato, fa nascere nel creditore l’amore e nella protagonista la voglia di cambiare vita. E tutto finisce in un lungo bacio appassionato.
 
Nel secondo atto assistiamo invece ad una richiesta di matrimonio da parte di Lomov (Battiston), che incontra il consenso del padre di lei (che croce essere un padre con una figlia da marito!). Ma per motivi di denaro e di una proprietà confinante, si arriva ad insultarsi, restando ognuno fermo nelle proprie idee.
 
Esilarante la parte di Lomov, un ipocondriaco, sempre pronto a svenimenti e colpi apoplettici, e quella della figlia pronta a bisticciare e a piantar grane; e lo sa bene suo padre, dato che si augura “ che si sposino e lo lascino al più presto”.
 
Meritati i lunghi applausi ai tre bravi protagonisti, che hanno deliziato e divertito il pubblico in sala.
 

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