Il fuoco olimpico a Bari

Antonella Ardito
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In una Bari freddina sia dal punto di vista metereologico che di pubblico ha fatto finalmente tappa nel pomeriggio del 5 gennaio 2006 il fuoco sacro delle Olimpiadi: la partecipazione dei baresi c’è stata ma in tanti non sapevano perchè ci fosse tanta polizia e carabinieri in giro a bloccare il traffico: le misure di sicurezza sono state molto forti, in alcuni momenti anche eccessive.

Nelle strade del centro c’era la giusta necessità di bloccare il traffico ma anche sul lungomare di fronte al porto dove non c’era quasi nessuno, il tedoforo di turno era blindato e oscurato dai pullmini e dalle moto degli agenti.

A precedere ogni tedoforo di bianco vestito con tocchi d’arancio, una vera e propria macchina da guerra, fatta di camper scoperchiati con a bordo giovanotti e signorine costretti a scendere e regalare al pubblico bandiere e gadget per accogliere  festanti la fiaccola e a risalire in corsa per poi ridiscendere ancora.

Increduli e felici i baresi grandi e piccoli che si sono visti regalare una lattina di Coca Cola e bastoni gonfiabili con la scritta Samsung, e che hanno affollato gli stand di Piazza Ferrarese dove sono stati allesti degli exibit virtuali, per cominciare già a vivere gli eventi sulla neve torinese del prossimo febbraio: una grande festa paesana ma con un tocco Hi-tech nel segno del futuro.

I 66 tedofori si sono alternati su un percorso che ha toccato il centro murattiano, Viale Unità d’Italia, parte di Japigia e del quartiere Libertà per arrivare dal lungomare di Crollallanza fino a piazza del Ferrarese.

Qui sul palco ad attendere l’ultima tedofora, Carmela Vincenti, il Sindaco Emiliano e il vice presidente della provincia Sisto con gli Assessori allo Sport Sannicandro (Comune) e Minervini (Regione Puglia): in piazza tanta gente, niente pienone ma grande curiosità per una fiamma che si spera riscaldi il cuore sportivo dei baresi, che con lo sport in generale hanno un conto in sospeso da lungo tempo e su molti fronti.

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