Presentato a Bari il progetto “Case alloggio”

85 donne e 30 bambini. Tante sono le persone interessate in Puglia da “Case alloggio” di Italia Lavoro, il progetto presentato ieri mattina a Bari dal capoprogetto nazionale, Silvia Medici, dal coordinatore regionale delle azioni di sistema, Livio Tenerelli, dall’assessore regionale al Mediterraneo, Silvia Godelli, e dall’assessore comunale ai servizi sociali, Susi Mazzei.
Si tratta di un’iniziativa per fornire accoglienza, residenzialità e formazione a donne immigrate in particolari condizioni di povertà e disagio.
“L’azione – afferma Silvia Medici – ha portato alla realizzazione di dieci case alloggio in Puglia, Campania e Sicilia e ha interessato duecento donne con permesso di soggiorno e 58 bambini con un finanziamento complessivo di 3,5 milioni di euro”.
Le case alloggio pugliesi sono quattro, nella provincia di Bari.
La prima è partita nel novembre 2004 nell’Istituto Maria Cristina di Savoia a Bitonto.
Poi le altre tre, realizzate in partenariato con l’associazione giovanile cappuccini onlus di Bisceglie, il Cnipa (Consorzio nazionale per l’istruzione professionale e artigiana) di Bari e l’associazione Unisco-network per lo sviluppo locale.
Per il 50 % le donne provengono dalla Somalia, Eritrea ed Etiopia, e per il 27 % dai Paesi dell’Europa dell’est.
Le età più coinvolte sono quelle che vanno dai 18 ai 25 anni (35 %), subito dopo quelle dai 26 ai 30 (23 %), e infine anche una piccola percentuale (7 %) di donne sopra i 45 anni.
Per l’aspetto formativo, dopo una fase di alfabetizzazione l’offerta prevede una fase di seicento ore di stage.
Le donne possono scegliere fra tre corsi: per assistenti domiciliari, per operatrici del settore turistico-alberghiero e per collaboratrici domestiche di alto livello e sarte.
Alla fine di tutto il percorso vi è la possibilità di studiare per altre quattrocento ore, tutte dedicate al lavoro autonomo e alle iniziative d’impresa.
I dati sono molto incoraggianti: “Dopo la formazione di base che si è conclusa a Bisceglie e Bitonto – ha detto la Medici – più della metà delle allieve ha trovato lavoro”.
“Il problema – rileva la mediatrice culturale Fahma Sahid – riguarda le donne con bambini. Avere un figlio rappresenta un ostacolo: dobbiamo lavorare con le amministrazioni locali per aiutare queste donne”.
Ma il problema più grave, come sostiene l’assessore Godelli, riguarda le “donne sottratte alla tratta, quelle che vanno più protette. Possiamo intervenire sui fenomeni migratori legati a condizioni politiche ed economico-sociali, ma è più difficile fare qualcosa per le donne che sfuggono dalle mani di chi sfrutta il loro corpo. Bisogna coinvolgere i cittadini pugliesi perchè l’accoglienza diventi sinonimo di denuncia di queste attività criminali: dobbiamo spezzare la rete delle complicità”.
In vista di una futura concertazione, l’assessore comunale Mazzei ha affermato di voler aprire “un tavolo comune: occorrono nuove case alloggio che si affianchino alle strutture esistenti”.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!






Affitti a Bari, quasi 500 euro al mese per 80 metri quadrati: pesa il 28% del reddito