Arto Lindsay per Time Zones
Arriva sul palco di Times Zones per la quarta volta, nel ventennale della rassegna di Gianluigi Trevisi: è Arto Lindsay, che sabato sera al PalaMartino ha dato vita ad uno spettacolo dai suoni caldi del brasile, con accenti indubbiamente lounge ed un’indomita violenza sulla chitarra elettrica.
Accompagnato dal fidato bassista Melvin Gibbs e dal tastierista australiano David Boyle, sale sul palco in giacca, jeans e sneakers ai piedi: un ragazzo di cinquant’anni sospeso tra New York e Sao Paolo do Brasil a Bari per dare corpo ad uno show fatto di uno stile personalissimo.
Arto fonde diversi generi in un risultato che è una sintesi molto originale e spesso fonte di ispirazione per altri artisti (dai Sonic Youth ai Lamb), un incontro tra il samba e la bossanova da una parte e il punk e le amosfere rarefatte della musica ambient dall’altra.
Riesce con la sua verve a dissimulare gli evidenti problemi tecnici del bassista, alle prese con un cavo difettoso che Arto recupera miracolosamente.
All’inizio ha qualche problemino con la temperatura: Fa freddo qui! dice rivolgendosi al numeroso pubblico che lo ha preferito alla partita della Nazionale; ma basta un brano per riscaldare l’aria e le dita del chitarrista e cantautore e quella violenza strumentale sulla chitarra elettrica diventa un incontro-scontro finalizzato a nuove scoperte.
Il suo percorso è fatto di anni di sperimentazione e di incontri e collaborazioni che spaziano in ambiti non solo musicali, apparentemente inconciliabili. Per citarne solo alcuni ha collaborato con Laurie Anderson, Matthew Barney, Ryuichi Sakamoto, John Zorn, Heiner Muller, David Byrne, Vinicius Cantuária, Marisa Monte, Cesaria Evora, Caetano Veloso, Brian Eno e dj Spooky.
Nella sua musica c’è l’incontro tra il nord e il sud America, con rimandi tribali verso l’Africa nera, una vera interazione musicale e globale, nello spirito più vero di Time Zones.
Prossimo appuntamento mercoledì 16 novembre alle 21 con il duo canadese tutto al femminile delle Cocorosie.
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