Cerimonia solenne per i caduti al Sacrario di Bari
Si è svolta ieri nella mattinata la solenne cerimonia in onore dei caduti di guerra nella giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate al Sacrario militare dei caduti d’oltremare di Bari, dove sono sepolti più di 75 mila militari, deceduti durante la seconda guerra mondiale.
Presente anche il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, insieme al sottosegretario alla Difesa Giorgio Rosario Costa, al generale Leonardo Tricarico, capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare e il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola.
Durante la cerimonia, una delle tre nazionali (le altre si sono svolte all’altare della Patria e al Sacrario di Redipuglia) istituita per celebrare questa giornata, la messa per la commemorazione è stata celebrata dall’arcivescovo di Bari, mons. Francesco Cacucci.
Partecipazioni anche delle autorità civili, militari e religiose della regione, tra cui Provincia e Comune di Bari, nonchè delle associazioni combattentistiche e d’arma.
In occasione dell’evento un impegno importante è stato preso nei confronti del generale barese Nicola Bellomo, che nell’immediato dopoguerra venne condannato e fucilato dalle truppe alleate inglesi, accusato di crimini di guerra in modo alquanto sommario, dopo poche e non limpide udienze.
Per il generale Bellomo, reo di aver dato ordine di uccidere un prigioniero inglese nel 1941 (lui negò sempre di aver commesso il fatto), il sottosegretario Costa, con l’approvazione del Ministro della difesa Martino, si è impegnato affinchè la sua figura possa essere riabilitata tramite un nuovo processo.
Infatti, quello condotto a suo tempo dagli inglesi ha generato non pochi dubbi rispetto alla regolarità della procedura e al ruolo dei militari italiani, poco impegnati nella sua difesa, visto il “clima torbido – afferma Vito Antonio Leuzzi, direttore del centro studi sull’antifascismo di Bari – determinato dal dopo Badoglio e dal tentativo di tutti coloro che erano stati responsabili della guerra fascista di stendere un velo su quanto avvenuto”.
“Nella sentenza – ricorda ancora Leuzzi – non si tenne nemmeno conto del ruolo eroico che il generale Bellomo ebbe nei fatti che si verificarono a Bari dopo l’armistizio e nella difesa della città e del porto contro le rappresaglie dei tedeschi che si ritiravano”.
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