Bari protesta contro i Cpt

Danilo Calabrese
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Hanno sfilato in poco più di cinquecento sabato all’horror tour, per protestare contro l’apertura del Centro di permanenza temporanea, costruito nel quartiere San Paolo di Bari.

Si sperava, in realtà, che la manifestazione nazionale meridionale (quella settentrionale si è svolta in contemporanea a Gradisca d’Isonzo in Friuli) potesse contare su un migliaio di persone, ma l’operazione è comunque riuscita nell’intento: coinvolgere più gente possibile, oltre i soliti, per puntare i riflettori sulla questione Cpt.  

L’appuntamento era alle 13.00 alla “roulottopoli” di Bari-Palese.
C’erano tutti: movimenti (di Bari, Lecce, Napoli, Roma e persino Sicilia), che da anni “intrecciano le maglie” della Rete no Cpt, e istituzioni, rappresentate da assessori e consiglieri regionali, provinciali e comunali. Presenti anche il presidente della provincia, Vincenzo Divella, e il sindaco di Bari, Michele Emiliano, oltre i deputati Alba Sasso e Russo Spena.
Tra i partecipanti anche Rifondazione comunista, i Cobas, Rdb, Arci, Acli e Caritas regionale. Unico assente Nichi Vendola all’estero per altri impegni.
 
Dopo aver atteso più di un’ora l’arrivo degli ultimi pullman provenienti da altre città, il corteo si è mosso verso il Cpt, struttura attigua alla cittadella della Guardia di Finanza.

In testa al corteo, lo striscione della Rete no Cpt di Bari “Nessuna persona è illegale. Né qui né altrove”, seguito da altri slogan come “I diritti non hanno confini. Nessun Cpt né qui né altrove” o “Apriamo le frontiere, chiudiamo i Cpt”.
Raggiunto l’edificio “sotto processo”, protetto da un cordone di poliziotti, alcuni manifestanti hanno acceso dei fumogeni ed intonato qualche coro, mentre tutti assieme hanno percorso l’intero perimetro esterno del Centro di permanenza temporanea.

La manifestazione si è poi spostata nel centro della città: prima un’occupazione simbolica della scuola “Quasimodo”, spazio pubblico ormai inutilizzato, poi una seconda marcia verso la sede della Croce Rossa a Bari Vecchia, passando per la Questura e la Prefettura.

Sono stati differenti i commenti provenienti dalle due realtà, che per questa volta hanno camminato lungo lo stesso percorso.
Così, Emiliano, ribadendo l’incostituzionalità di una struttura del genere, dichiara che “se dovesse essere aperto, mi auguro che come sindaco potrò andarci tutte le volte che riterrò opportuno”, mentre Divella pensa alla sua trasformazione: “Vanno trasformati in centri di smistamento: tre giorni al massimo, ma poi in centri di accoglienza per ospitarli e avviarli al lavoro”.

Nasce da presupposti diversi, invece, la contestazione della Rete no Cpt, che continua ad invitare gli amministratori locali a compiere atti di “disobbedienza amministrativa”, come l’esclusione dai finanziamenti delle organizzazione che partecipano al bando per la gestione del Cpt.
Ma soprattutto non ammette alcuna forma di umanizzazione di “queste galere etniche”, chiedendone esclusivamente il superamento tramite azioni forti da parte dei politici.

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