Undici anni per avere giustizia
Aveva 27 anni quando una ingiusta condanna lo ha costretto ad una lunga battaglia legale che, solo adesso, dopo undici anni, gli ha ridato la libertà.
Giuseppe Lastella, ragioniere barese di 41 anni ha infatti trascorso 11 anni in carcere dopo una condanna a 30 anni per concorso in omicidio volontario, accusato di essere uno dei killer del pregiudicato altamurano Domenico Chironna, ucciso in un agguato sulla Salerno-Reggio Calabria il 2 aprile del 1990.
Dopo nove giudizi, una sentenza definitiva ed il processo di revisione, la Corte di Cassazione ha messo la parola fine alla vicenda riconoscendo la sua innocenza e ora con i suoi difensori Nino Marazzita e Gregorio De Palma, Lastella si accinge ora a chiedere un sostanzioso risarcimento per ingiusta detenzione.
I guai di Lastella cominciano proprio nei pressi dello svincolo dell’A1 di Tarsia, nel cosentino: prima di morire Chironna, implicato in un giro di droga, accusa dell’agguato un gruppo di persone e tra i nomi che fa c’e’ anche quello di Giuseppe di Bari.
Giuseppe in realtà era in palestra e non sulla Salerno-Reggio Calabria ad ammazzare quell’uomo.
Giudicato dalla Corte di Assise di Cosenza, Lastella viene assolto, ma non nel processo di secondo grado.
E’ il 1994 e la Corte di Assise di Appello di Catanzaro lo condanna a 30 anni di reclusione.
Da li’ una lunga serie di processi, appelli e annullamenti di sentenze, fino al giudizio della Cassazione.
Fondamentale per il riconoscimento dell’estraneita’ dai fatti di Lastella sono state le testimonianze di due degli aggressori di Chironna: Francesco Rinaldi e Clemente Alberto Leone, entrambi condannati a 30 anni di carcere.
I due hanno infatti rivelato che Giuseppe Di Bari non era Lastella, ma Giuseppe Tafuni, un commerciante del quale si sono perse le tracce da qualche tempo
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