Il fenomeno della zanzara tigre

La Redazione
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Le notizie riportate da alcuni Organi di informazione in merito alla presenza della zanzara tigre a Bari, la prima documentazione acquisita dall’Assessorato all’Ambiente e Sviluppo Sostenibile da parte della Sezione di Malattie Infettive del Dipartimento di Sanità e Benessere degli Animali, – Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Bari, consentono di affermare che la zanzara tigre è ormai saldamente radicata in Italia e può essere considerata parte integrante della nostra entomofauna. La sua localizzazione prevalentemente urbana insieme alla spiccata attività trofica diurna ne fanno però una zanzara speciale, la cui intensa attività ectoparassitaria, oltre alla potenzialità come vettore di patogeni, non può essere sottovalutata. Ovunque sia presente, la zanzara tigre è rapidamente divenuta l’infestante di maggiore importanza, costringendo gli Enti localmente preposti al suo controllo ad impiegare risorse sempre maggiori per conteneme lo sviluppo.
In particolare nella città di Bari, non ci sono dati ufficiali circa la sua presenza. Esistono in merito segnalazioni non supportate da indagini scientifiche.
Solo un accurato monitoraggio della specie nelle aree infestate e la messa a punto di nuove strategie di controllo potranno confermarne la presenza o l’assenza, senza creare allarmismi.
A tale proposito, il Comune di Bari, con l’intervento dell’Assessorato all’Ambiente e Sviluppo Sostenibile, Igiene Pubblica, Verde Pubblico, Tutela degli Animali, partecipa al Progetto di ricerca dal titolo "Gestione di animali urbani (domestici e sinantropici) con interventi sostenibili e a basso impatto ambientale nella città di Bari", realizzato dalla Sezione di Malattie Infettive del Dipartimento di Sanità e Benessere degli Animali, – Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Bari, a seguito di stipula della relativa Convenzione.
Il Progetto, che avrà la durata di n. 8 (otto) mesi, attraverso mappatura territoriale, monitoraggio, campionamento ed identificazione delle specie problematiche, consentirà l’acquisizione di dati sulla diffusione delle malattie trasmesse dai vari animali in ambito urbano al fine di valutarne la pericolosità per la salute pubblica e l’ambiente e di individuare misure specifiche di profilassi e controllo delle stesse.
I lavori sono partiti nel mese di marzo 2005 e i primi dati ufficiali del monitoraggio saranno resi noti entro la fine di giugno 2005, così come previsto dalla relativa Convenzione.
In attesa dei primi risultati, oltre agli interventi ordinari che AMIU S.p.A. predispone di routine come azione di contenimento degli infestanti, sono previste, da parte dell’Amministrazione Comunale di Bari/Assessorato all’Ambiente, l’adozione e la diffusione di idonee misure preventive, tese ad arginare problemi connessi alla eventuale presenza della zanzara tigre e non solo di questa specie.
L’obiettivo del contenimento potrà essere raggiunto eventualmente attraverso due differenti approcci: la riduzione dei focolai larvali e gli interventi di disinfestazione.
Poiché è noto che la gran parte dei focolai larvali della zanzara tigre è costituita da contenitori di uso domestico e industriale/commerciale, è evidente che i soli interventi di disinfestazione non sono sufficienti a risolvere il problema. Il principale metodo di controllo rimane dunque l’azione preventiva, ovvero l’eliminazione di questi focolai, che va condotta durante tutto l’anno, anche durante i mesi invernali. Perciò, contrariamente al passato, si stanno effettuando delle indagini mirate, predisposte dall’attuale Amministrazione Comunale/Assessorato all’Ambiente. La riduzione dei focolai larvali si può raggiungere solamente attraverso la collaborazione della cittadinanza e con l’adozione di ordinanze. I cittadini devono essere informati sui corretti comportamenti da adottare per la riduzione dei focolai peridomestici.
Gli interventi di disinfestazione con insetticidi di sintesi devono integrare e completare l’opera di prevenzione. I trattamenti vanno eseguiti da aprile ad ottobre e debbono prevedere interventi antilarvali ed adulticidi.
I trattamenti antilarvali devono essere effettuati ciclicamente da marzo-aprile a ottobre-novembre. Oggetto dei trattamenti saranno tutti i focolai fissi o non eliminabili (quali caditoie e tombini stradali ivi compresi quelli ubicati in cortili e giardini interni degli edifici pubblici). Il censimento di detti focolai deve precedere la stagione dei trattamenti. Per i trattamenti dovranno essere utilizzati idonei larvicidi a bassa tossicità per i vertebrati, in formulazione liquida. Il ricorso alle formulazioni in compresse potrà essere limitato ai soli casi di difficile accesso ai tombini.
I trattamenti adulticidi dovrebbero essere effettuati solo quando strettamente necessario, in maniera focale, per abbassare la densità delle alate quando queste raggiungono densità elevate in una determinata area. I trattamenti devono essere condotti con idonei insetticidi, possibilmente in formulazioni prive di solventi, dotati di solo potere abbattente se impiegati in aree povere di verde, ma anche di azione residuale se diretti su aree verdi. I trattamenti devono essere effettuati con idonee apparecchiature che producano particelle di volume basso o ultrabasso (comunque con diametro inferiore ai 100 micron). Detti trattamenti si effettuano nelle prime ore del mattino o nel tardo pomeriggio.
Il fenomeno della colonizzazione delle città da parte di animali sinantropici, desiderati e non, è ormai una delle problematiche sanitarie che non può essere sottovalutata. Nei centri urbani si sono create condizioni ambientali favorevoli che hanno portato ad una vera e propria esplosione demografica di questi animali e delle patologie da essi trasmesse. Per questo motivo si rende necessario calarsi nel territorio per poter attuare piani di monitoraggio, controllo ed intervento finalizzati all’acquisizione di dati sullo stato sanitario delle popolazioni animali per una migliore gestione del problema. Solo in questo modo è possibile stimare gli eventuali rischi a cui porta la convivenza tra l’uomo e questi animali senza sottostimare il problema, ma neanche dando spazio ad inutili allarmismi. Questo progetto – il primo tra il Comune di Bari e la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Bari – è un importante punto di partenza che permetterà di valutare la situazione e di pianificare i relativi interventi.

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