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Congresso forense, Schifani: “Riforma Forense condivisa e in tempi rapidi”

Nicola Andrisani
Il presidente del Senato chiude il Congresso degli Avvocati. Applausi per Vendola. Contestato Quagliariello
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Favorevoli, ma allo stesso tempo fortemente divisi sulla riforma che sta per essere approvata in Parlamento. E' lo scenario che emerge dal XXXI Congresso Nazionale Forense, in programma a Bari, giunto alla giornata conclusiva. L'assemblea degli avvocati, giunti da tutta Italia, ha deliberato il proprio sostegno alla mozione che appoggia la riforma dell'Ordine, con un'ampia maggioranza. Almeno sulla carta.

Il fronte contrario alla liberalizzazione selvaggia è rimasto a casa se è vero che gran parte degli giovani avvocati non accetta le novità proposte nel progetto attualmente in Senato. La base è in fermento, ma alla fine ha prevalso la scelta di dare un'immagine quantomeno compatta durante le ultime trattative.

E' stata una giornata ricca di spunti, con la visita del presidente del Senato, Renato Schifani, il quale ha sottolineato come lo Stato debba “adottare politiche di sostegno all'ingresso nella professione. Il Senato valuterà il testo con la massima autonomia per esitare una riforma condivisa, ma il tutto rispettando i tempi brevi del fine legislatura. Ogni modifica che tenda alla deflazione del contenzioso di oltre 9 milioni di processi dobbiamo accoglierla con favore. Non vorrei che la riduzione del carico della giustizia fosse frutto dall'abbandono dei cittadini. Sarebbe una sconfitta storica. E' indispensabile – ha proseguito – mettere da parte conflitti personali e scontri fini a sé stessi per gettare le basi della crescita del Paese”.

Sul contestato 'quarto grado di giudizio, Schifani è convinto che la discussione debba essere portata “in un dibattito di legislazione ordinaria”, senza fughe in avanti in Commissione al Senato. Ad aprire i lavori il governatore Vendola, con un intervento che ha riscosso ampi consensi tra i partecipanti: “Sono 20 anni che la drammatizzazione conflittuale del rapporto tra politica e giustizia impedisce di mettere a fuoco la nuova domanda di quest'ultima. Il dibattito è concentrato tutto sull'offerta. E' una giustizia che si esercita sanzionando le attività sociali sino alla vicenda macroscopica della riduzione delle tariffe. Il significato reale è la competizione selvaggia. E' una precarizzazione indiscriminata della vita dei giovani avvocati. L' ipocrisia è che non è vero che ci sono vantaggi per i cittadini. C'è invece un continuo innalzamento dell'accessibilità della Giustizia”.

Vendola poi critica la gestione dei finanziamenti statali: “Mentre il Ministero ha speso 1 mld in 10 anni in processi di informatizzazione fallimentari, noi con 7 mln di euro abbiamo messo a punto 2 progetti, Aurora e Gnosis. Il primo è la dematerializzazione del fascicolo del Pm per abbattere notevolmente i tempi. Il secondo è un supporto all'attività investigativa che sta dando risultati straordinari”.

Rumorose contestazioni invece per il senatore del Pdl Quagliariello che a un certo punto del suo intervento veniva applaudito dalla platea non appena pronunciava una parola, impedendogli di parlare. Il motivo? Un intervento a difesa del ruolo della politica e alcune digressioni, dalla sentenza Cir alle polemiche sul 'giusto processo': “Non è possibile – ha affermato Quagliariello – sottrarmi a un'autocritica. Per noi del Centrodestra il non essere riusciti per tante ragioni a completare il capitolo giustizia è la più dolorosa incompiuta. Abbiamo preteso però che dal Parlamento non uscisse una legge corruzione qualsiasi per non cadere nell'abuso”.

domenica 25 Novembre 2012

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