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Anche Bari ha indossato i pantaloni rosa: la manifestazione divide il web

Francesca Avena
Manifestazione contro l'omofobia, ma il 15enne romano non era omosessuale
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Anche Bari, ieri sera, ha indossato i pantaloni rosa. La manifestazione, organizzata su Facebook per ricordare il 15enne romano suicidatosi alcuni giorni fa, ha attraversato le vie del centro cittadino, da piazza Umberto a piazza del Ferrarese. Palloncini rosa e fiaccole perché "tutti devono essere liberi di scegliere il proprio colore", si legge sulla pagina Facebook dell'evento. E ancora: "Ancora una volta un grave episodio ha toccato nel profondo non solo l’intera comunità LGBTQI ( lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer, intersessuali ) ma tutta la società civile: Andrea, uno studente romano di 15 anni è morto per mano dell'omofobia".

Ma c'è un dettaglio di fondo che di fatto divide le opinioni del web: il 15enne non era omosessuale. In un commento sulla pagina "Anche Bari porta i pantaloni rosa – No all'omofobia", un compagno di scuola (M.D.) del ragazzo che si è tolto la vita scrive "LUI NON ERA GAY. Non sapete cosa scrivete, per favore tu che hai creato il gruppo, se non sai la storia vera chiudi questo gruppo, noi del Cavour (l'istituto scolastico frequentato dal ragazzino, ndr.) stiamo vivendo una diffamazione che ha dell'incredibile, non siamo omofobi e non lo abbiamo ucciso noi (dico noi anche se non lo conoscevo neanche), ora basta!"

Il commento del compagno di scuola corrisponde a quanto dichiarato dallo zio e dalla mamma del ragazzino suicida: "Mio nipote non era gay, era anzi innamorato di una ragazzina", ha dichiarato più volte lo zio sui giornali. I compagni di scuola e le maestre hanno inviato ieri alle testate giornalistiche due lettere, nelle quali esprimevano dolore e indignazione per il modo in cui la notizia si è diffusa in tutto il Paese: "Non lo abbiamo mai discriminato –scrivono-<em>; all’irreparabile dolore per la sua morte tragica, si unisce un ulteriore motivo di sofferenza, legato al modo in cui la tragedia viene ricostruita, stravolgendo l’immagine di A.

A. era un ragazzo molto più complesso e sfaccettato del profilo che ne viene dipinto: era ironico e autoironico, quindi capace di dare le giuste dimensioni anche alle prese in giro alle quali lo esponeva il suo carattere estroso e originale (e anche il suo gusto per il paradosso e il travestimento, che nelle ricostruzioni giornalistiche è stato confuso con una inesistente omosessualità); era curioso e comunicativo, pieno di vita e creativo, apprezzato a scuola dagli insegnanti; soprattutto era molto amato da tantissimi amici e compagni. Probabilmente nascondeva dietro un’immagine allegra e scanzonata una sofferenza complicata e un profondo e non banale 'male di vivere' ".

Quale fosse questo "male di vivere", Andrea non l'ha comunicato a nessuno. Ha scelto di tenerlo e portarlo con sé fino alla fine. Il problema non è solo legato a chi non accetta le diversità o i modi di esprimere la propria personalità: se i fatti corrispondono a quanto raccontato dalle persone più vicine ad A., ci si deve interrogare, piuttosto, sul come sia stato -e come sia- possibile non accorgersi dei "mali di vivere" delle persone che abbiamo vicino.

sabato 24 Novembre 2012

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