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Convegno Forense, interviene l’ex garante Rodotà

Nicola Andrisani
Dichiara: "Non rottamare la Costituzione. Più diritti contro le esigenze dell'economia"
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Nel momento in cui la sovranità tradizionale è in crisi bisogna tutelare i soggetti deboli. I diritti fondamentali sono sopraffatti dalle esigenze dell'economia”. Pacato ed essenziale, Stefano Rodotà, ex garante della privacy italiana ed europea, insigne giurista, parla di diritti e del diritto ad averli, concetto messo sempre più in discussione da forze che li considerano solo dei lacci fastidiosi e limiti alla possibilità di operare, dall'ambito professionale a quello dei diritti umani, dalla tutela ambientale sino all'accesso alla rete.

Un concetto, quello affrontato da Rodotà, applicabile in un contesto che travalica le barriere nazionali per abbracciare la dimensione globale: “Il primo imprescindibile punto – spiega – è la dimensione della persona. Questa unificazione si realizza intorno ai diritti fondamentali. L'idea tradizionale di cittadinanza che è stata costruita nella modernità come strumento di esclusione, esclude gli altri. Quando io mi trasferisco in un altro stato non sono solo straniero, ma non posso godere degli stessi diritti. L'Italia ha avuto la capacità di rompere questo schema già in passato. L'idea di cittadinanza è costruita intorno ai diritti fondamentali”.

Eguaglianza, libertà, solidarietà e dignità: quattro diritti troppo spesso solo sulla carta, ma sempre più decisivi in sede giudiziaria europea: “Nella giurisprudenza della Corte di Giustizia Ue il criterio di dignità è diventato uno strumento per valutare la legittimità dell'attività economica. In questi fase la dignità non è più solo una clausola di stile, retorica, di difficile definizione. Appartiene allo strumentario grazie al quale si risolvono controversie di alto livello. Nelle giurisdizioni europee sono sempre più frequenti le decisioni basate sulla carta dei diritti fondamentali”.

Giurista, ma anche avvocato 'mancato', Rodotà spiega poi le ragioni della sua carriera, illustrando il senso di una professione affascinante: “Non ho mai fatto l'avvocato perchè era troppo appassionante. Mi sarei entusiasmato così tanto da abbandonare la mia attività di ricerca. Attraverso le persone interviene la capacità esecutiva degli avvocati. Senza la loro convinzione, il loro entusiasmo e la capacità di comprendere fino in fondo le ragioni dei loro clienti, traducendole in formulazioni adeguate, tutto diventa difficile”. Una professione che si trova su una frontiera nuova che per Rodotà è “quella tra gli equilibri tra i poteri. Essa impone una riflessione portando con sé le responsabilità della categoria professionale, dai giudici ai rapporti col cittadino. Lo si può fare attraverso una dimensione legislativa e non quella della decretazione. Non svuotare il Parlamento altrimenti diventa poco significativo chi ci rappresenta”.

Una proposta e un denuncia per reagire alla crisi della buona politica: “Non rottamiamo le costituzioni. Vi inviterei a leggere gli articoli del '48 e i nuovi articoli, scritti con una sciatteria che non sarebbe tollerabile neppure nell'ultima delle leggi ordinarie. Quando sento parlare di modifiche, mi chiedo se abbiamo la cultura adeguata per farlo. Siamo in un momento di regressione culturale che rende difficile il lavoro dei giuristi”. Un mestiere in movimento e in continua evoluzione, con orizzonti sempre più avanzati da studiare: “La prossima frontiera esplorerà la modifica del corpo delle persone. Il destino dell'individuo attraverso la possibilità di riparare o le rafforzare le prestazioni del corpo è uno dei grandi temi di discussione del prossimo futuro”.

venerdì 23 Novembre 2012

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