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Sanità, una lettrice racconta la sua storia e le sue paure

la Redazione
"Come si cureranno le mie figlie? Che cure hanno le persone che non possono permettersi una struttura privata?"
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La sanità regionale torna a far parlare di sè, attraverso la lettera di una lettrice che ha voluto raccontarci il suo sconforto per le cure che stenta a ricevere, ma ancora di più ha voluto gridare la sua paura per le figlie e i nipoti.

A lei le parole:
“...Sono preoccupata. Non per me, perchè io la mia vita l’ho fatta, alla mia età posso dire di essermi divertita, di aver avuto le mie soddisfazioni e anche di averne  scampate tante: il primo tumore al seno, una recidiva anni dopo, il presunto al fegato (che non mi ha risparmiato un’altra operazione) e ora un altro cancro, per non parlare delle perdite che ho sopportato in questi anni e delle persone che ho visto soffrire attorno a me.
Comunque, dicevo, non sono preoccupata per me, bensì per le mie figlie e i miei nipoti e per il futuro che aspetta loro.
Non voglio parlare della crisi economica, del tasso di disoccupazione, ma di quello che concerna l’ambito sanitario perchè oggi ho avuto l’ennesima delusione che sembra essere un nuovo presagio di qualcosa di più grave.
Cercherò di essere concisa, ma esaustiva, in modo da rispettare le battute giornalistiche e confidando così che venga dato spazio al  mio disagio.

A fine maggio, per puro caso, mi diagnosticano una neo formazione e, come tale, un tumore con ogni probabilità maligno. Mi viene suggerito di rivolgermi ad uno specialista– scelgo una struttura pubblica – che conferma la diagnosi e mi palesa chiaramente la necessità di operare per asportare il tumore, seguirà la terapia del caso. “Siamo fortunati – mi conforta – sembra che riusciremo a prenderlo in tempo, però le dico che i tempi di attesa del sistema sanitario sono di 4-5 mesi, in intramaenia sono di una settimana e il costo è di 5000 euro. Nel caso decidesse per questa seconda possibilità, la opererei  io stesso in questo ospedale, perchè mi fido degli infermieri e della struttura”.

Va bene, dico io, intramaenia sia. Fortunatamente posso permettermelo, non lo nego e con una certa vergogna a  mia figlia che mi dice: “..se alla tua età non li spendi per questo…”, ho risposto con certezza: “avrei preferito spenderli in viaggi”.
Quindi si procede: in dieci giorni, in un reparto dove ho incontrato solo persone gentili,  simpatiche e sorridenti, mi sottopongono alle analisi preoperatorie di routine, mi ricoverano in stanza singola con bagno, mi operano, poi a seguire  postoperatorio e a casa con una stretta di mano, la fattura, l’esame istologico e l’indicazione della terapia: instillazioni di chemio locali.
Le inizio, tra infezioni e antibiotici fortissimi prresi quasi quoptidianamente per sei settimane.

Alla fine del ciclo è prevista un’altra operazione da farsi nel minor tempo possibile perchè servirà a capire, con una sonda, se è stato debellata ogni cellula cancerogena e potrò sperare di non morire a causa di questa forma tumorale.
Torno in ospedale per rifare le analisi e mi trovo davanti medici e infermieri esagitati, che urlano presi dal panico, con una fila di decine di persone nella sala d’attesa che pretendono delle risposte ai ritardi e ai tempi di attesa.

A me si rivolge la caposala (persona davvero squisita), che mi dice, quasi mortificata di dover dare questa notizia a me in quanto paziente, che probabilmente  la data presunta per l’operazione sarà posticipata di un paio di mesi, se tutto va bene. La causa è dovuta ai  tagli dei posti letto, ridimensionamento del personale con conseguente slittamento di tutte le operazioni programmate e, nel mio caso, inutile dispendio economico perchè l’essersi operati, grazie a un discriminatorio potere economico che ha diviso le liste di attesa di eguali cittadini italiani in due tipi, potrebbe non essere servito a nulla.

Ora, io sono una fra tanti e tra l’altro tra le più fortunate, ma quanti "tanti" dovranno aspettare mesi permettendo così che la malattia avanzi? In quanti, con la crisi perenne, non possono permettersi una celere operazione? Per non parlare dei costi nell’eventualità di voler “emigrare” fuori dai confini regionali.  E alle mie figlie, dopo anni di lavoro, io e mio marito cosa stiamo lasciando? Forse una preghiera quotidiana che non si ammalino mai”.

Si ritiene che non ci sia altro da aggiungere.

 

lunedì 24 Settembre 2012

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Luigi Cipriani
Luigi Cipriani
10 anni fa

La sanità stà andando “speditamente” verso la privatizzazione grazie alla Legge Bindi. Nessuna classe politica si è MAI sognata di sopprimerla tanto che oggi come oggi gli sportelli ALPI (Attività Libero Professionale) sono sempre più gremiti. La situazione è destinata a peggiorare in quanto ad oggi i pazienti affetti dal cod. 048 (CANCRO) non hanno una priorità sull’accesso agli ambulatori e/o gabinetti diagnostici, devono regolarmente attendere i tempi di prenotazione quasi si trattasse di un semplice raffreddore. Le Direzioni sanitarie e/o i cosidetti Menager cosa fanno per far si che tutto ciò non accada? NULLA. La commissione Sanitaria Regionale oltre ai lauti stipendi cosa fa per i cittadini che hanno bisogno del loro diritto alla sanità?. La nostra sanità, purtroppo, è da terzo mondo….. Luigi CIPRIANI